Introduzione
In quest’articolo verranno applicati i metodi del cosiddetto “Future Thinking” per l’individuazione di un futuro probabile per fini di valutazione strategica di investimenti o di semplici scelte personali. Si giungerà allo sviluppo di alcuni scenari relativi al futuro dell’Italia e del mondo. Indubbiamente, un contributo importante è dato dai cambiamenti climatici in atto e dalla progressiva desertificazione di una parte del mondo (e anche dell’Italia), della sua progressiva inospitalità e del verificarsi di fenomeni migratori di massa sempre più accentuati. Le aree del nord del mondo (oggi fredde) potrebbero divenire progressivamente più ospitali anche se aumenterà di molto il rischio di eventi meteorologici estremi anche in quelle aree. Lo scenario riguarderà in modo particolare l’Italia ma ciò non significa che le conclusioni non riguardino anche altri paesi dell’Europa o del mondo in generale.
Le ultime fasi del metodo non sono state applicate al nostro caso specifico. L’applicazione al caso specifico viene lasciata come eventuale compito per il lettore.
Metodo
Il metodo utilizzato è quello sviluppato nel corso degli anni da molti autori (Schwartz, 1991; van der Heijden et al., 2002) e organizzazioni (ad esempio, il Global Business Network); Wright e Cairns (2011) chiamano questo metodo il “metodo dello scenario focale” (focal scenario method) (Wright et al.,p. 21). Viene fatto uso della cosiddetta “logica intuitiva” e è caratterizzata dallo sviluppo di una serie di scenari che esplorano i “limiti di possibilità” pe il futuro piuttosto che un singolo scenario. (Wright et al., 2011, p. 18).
Tale metodo si compone di quattro fasi:
- Fase 1: determinazione della questione focale chiave; determinazione dell’intervallo di tempo; intervista semistrutturata con gli stakeholders e relativa analisi del contenuto.
- Fase 2: determinazione delle “forze motrici” (driving forces);
- Fase 3: raggruppamento delle forze motrici;
- Fase 4: definizione degli esiti “estremi” di ciascun raggruppamento di forze motrici;
- Fase 5: matrice influenza/incertezza;
- Fase 6: Framing degli scenari;
- Fase 7: inquadramento degli scenari;
- Fase 8: sviluppo degli scenari.
Il metodo di cui sopra verrà semplicemente accennato nel presente articolo; per una esposizione dettagliata, si rimanda al capitolo 2 del libro Scenario Thinking – Practical Approaches to the Future di Wright e Cairns (2011). Inoltre, il metodo di cui sopra è un metodo relativo prettamente agli scenari e manca la definizione e l’utilizzo dei cosiddetti “segnali”, tipici del “Future Thinking”. Nonostante questa mancanza, è possibile considerare la ricerca di segnali come una parte (implicita) delle fasi 1 e 2.
Segnali
Di seguito vengono elencati e brevemente descritti i segnali che è stato possibile rintracciare:
- Aumento della siccità nel Sud del Mondo e in Italia, progressiva desertificazione e riduzione della resa dell’agricoltura;
- aumento delle temperature medie e maggiore vivibilità delle zone che oggi risultano fredde (al netto degli eventi estremi);
- brusco peggioramento delle condizioni di vita nei paesi in via di sviluppo e aumento dell’immigrazione dai paesi africani;
- crescita dell’economia stagnante e bassi investimenti;
- avversione da parte di alcuni paesi alle politiche di decarbonizzazione;
- possibili vantaggi del Sud del mondo sul fronte dello sviluppo di energie rinnovabili nel fotovoltaico;
- scarsa attenzione da parte dell’Italia a politiche di riduzione del debito pubblico e scarso successo di politici o partiti che avevano come obiettivo principale la riduzione del debito pubblico e del deficit di bilancio;
- ridotto numero di laureati e ridotta alfabetizzazione degli italiani; differenze tra Italia settentrionale e Italia meridionale.
- importanza del patrimonio storico, archivistico e culturale italiano per fini economici e squisitamente turistici. L’economia e l’industrializzazione sembrano essere sempre stati il vero motore del benessere; il turismo ha sempre rivestito il ruolo di complemento e non sarebbe sufficiente a sostenere da solo l’economia italiana; si veda a tal proposito lo speculare caso della Grecia.
- difficoltà in ambito di durata della giustizia e difficoltà a spendere i fondi europei e il PNRR.
- Incapacità da parte dell’Italia di attuare delle riforme della giustizia e della spesa pubblica che cambino realmente il circolo vizioso di crescita del debito pubblico e crescita stagnante dell’economia instauratosi negli ultimi decenni.
Gli avversari della decarbonizzazione
Si osserva una generale avversione di un numero crescente di paesi, come ad esempio India e Russia, alle politiche di decarbonizzazione dell’economia. Nel caso della Russia, si nota una totale avversione da parte del governo alle politiche di protezione dell’ambiente in senso generale. Questo induce a ritenere che paesi come la Russia continueranno a emettere anidride carbonica ancora per parecchi decenni, confortati anche dal fatto (reale oppure presunto) che l’innalzamento della temperatura potrebbe portare a un miglioramento delle condizioni di vita nelle regioni più fredde del pianeta (cfr. Eco, 2024; pp. 96-97).
La politica italiana: situazione contemporanea
La politica italiana contemporanea è più che mai dominata dal populismo e da ciò che una volta andava sotto il nome di “demagogia”. Mario Monti, in un suo libro del 2024 spiega bene in preda a quali mali la politica e la democrazia italiane si trovano. Tutti i tentativi recenti di ridurre il debito pubblico italiano si sono scontrati con la riluttanza di buona parte dei partiti al governo i quali, per paura di scontentare gli elettori, hanno sempre evitato oppure rimandato tutti i tentativi di ridurre il debito pubblico (Monti, 2024, pp. 154 e succ.).
Spesso viene addotta come motivazione per evitare tagli di spesa il fatto che questi inneschino essi stessi una decrescita e un impoverimento e che i tagli di spesa “nel breve periodo fanno poco per la crescita”. Monti fa notare come questi siano gli argomenti dietro i quali si maschera chi non vuole queste misure. Prima si inizia, prima si vedranno i benefici delle politiche di bilancio di contenimento della spesa pubblica (Monti, 2024, pp. 154 e succ.).
Monti fa anche notare come il suo governo (2011-2012) sia durato quel poco che serviva per evitare il peggio nel breve periodo. I partiti hanno subito fatto mancare il sostegno al governo Monti e il presidente del Consiglio non ha esitato a presentare le sue dimissioni del 2012 non appena è venuto a mancare il sostegno dei partiti. Come raccontato nel suo libro, Monti aveva rinunciato addirittura alla remunerazione da Presidente del Consiglio durante il suo governo e ridusse al minimo le spese governative non solo in ambito familiare ma anche istituzionale (Monti, 2024, pp. 156 e succ.).
Anche Elsa Fornero ha contribuito moltissimo a evitare che l’Italia sprofondasse nella stessa situazione in cui era caduta la vicina Grecia. In particolare, la sua riforma delle pensioni ha consentito di ridurre la spesa pubblica in un periodo difficile come quello in cui governò Monti. Nonostante i loro sforzi, Monti e Fornero sono stati oggetto di attacco in pubblico per molti anni (e continuano a esserlo) dagli esponenti di molti dei partiti politici i quali, però, non hanno osato apportare modifiche alle loro riforme (soprattutto alla tanto vituperata riforma Fornero). (Monti, 2024, pp. 203-204). In uno stato più attento alla propria spesa pubblica, politici di tale calibro sarebbero stati incoraggiati dai partiti e dagli stessi elettori nei loro sforzi di riduzione della spesa pubblica. Emerge pertanto una debolezza strutturale della politica italiana, che farà sentire i suoi effetti deleteri ancora di più nei prossimi anni.
Ogniqualvolta si verificano dei risparmi di spesa, le risorse risparmiate tra le pieghe del bilancio dello Stato quasi mai vengono destinate a una riduzione del debito pubblico. Si parla sempre di “tesoretto” da investire o da spendere in qualche modo piuttosto che di denaro da restituire ai creditori del debito pubblico italiano. Alcuni paesi del Sud Europa, come ad esempio la Turchia, percorrono la policy assai controversa e discutibile della crescita attraverso un’elevata inflazione. Anche l’Italia ha beneficiato della crescita dell’economia dovuta all’aumento dell’inflazione. Tale aumento ha, infatti, innescato un maggiore competitività in termini di prezzo dei prodotti italiani esportati e ha ridotto il potere d’acquisto dei salari con ovvi ma discutibili benefici sull’economia; ha, inoltre, svalutato il debito pubblico.
Nel caso della Turchia l’inflazione galoppante, causata soprattutto dalla non indipendenza della banca centrale dalla politica, ha svalutato il debito pubblico con tutti i benefici del caso ma nel caso della Turchia, che invece ha una sua valuta locale, ciò ha condotto anche a un aumento dei tassi d’interesse sul debito. Quanto l’inflazione possa incidere sull’aumento dei tassi d’interesse è tutto da verificare, dal momento che l’investimento in titoli di Stato da parte delle famiglie (stimolato dalla paura stessa dell’inflazione e dalla perdita di valore che ne deriverebbe) ne frenerebbe in parte l’aumento. Interventi siffatti non sono riproducibili in paesi che, come l’Italia, sono agganciati all’euro.
Il debito pubblico italiano
Secondo le previsioni dello stesso DEF del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il debito pubblico arriverà alla soglia psicologica dei 3000 miliardi di euro già nel 2025 e nono accenna ad arrestarsi anche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione italiana e della conseguente spesa in decifit (Il Sole 24 Ore, 10 aprile 2024).
Il debito pubblico italiano sembra inarrestabile e questo è un segnale che non lascia ben sperare; c’è, però, da aggiungere che l’ampia svalutazione dell’euro che si è verificata nel periodo post-Covid ha contribuito non poco ad alleggerire il valore effettivo del debito pubblico italiano.
La guerra in Ucraina
Lo scoppio di un conflitto in Europa dopo anni di relativa pace ha indotto l’opinione pubblica e, ancor più, gli studiosi di geopolitica a interrogarsi sul futuro dell’Europa. In particolare è divenuto più realistico rispetto ad alcuni anni fa lo scenario di una guerra in Europa anche a causa dello sviluppo economico di paesi come Russia e Cina e il relativo indebolimento economico di Unione europea e Stati Uniti.
Scenari
Fase 1
La prima fase riguarda l’individuazione della questione focale chiave e dell’intervallo di tempo. La questione focale chiave non è altro che lo studio delle condizioni politiche, economiche e sociali dell’Italia negli anni a venire. L’intervallo di tempo da considerare, così come suggerito da Wright e Cairns (2011; p. 29) non dovrebbe essere talmente ampio da ricadere nella fantascienza. Nel nostro caso si è deciso di considerare un intervallo di tempo di 40 anni.
Un altro passo della fase 1 è quello dell’individuazione e intervista agli stakeholders tramite somministrazione di un questionario semi strutturato che consenta di far emergere i fattori che determinano cambiamento e movimento nel sistema in oggetto (in questo caso, l’Italia). Vanno considerati i fattori che dall’esterno modificano l’interno e non il contrario. Nel caso di problemi complessi e con molti stakeholders, si può arrivare a ottenere centinaia di questionari diversi. In ogni caso, essi dovranno essere catalogati e riassunti facendo emergere quelli più rappresentativi e rimuovendo i duplicati. Successivamente si svolgerà un’analisi di contenuto, e i risultati saranno riportati in una relazione, dalla quale andranno rimossi i riferimenti agli stakeholders autori delle interviste.
Fase 2
Attraverso attività di brainstorming e dialogo con un gruppo definito di partecipanti, si procederà successivamente a definire le forze motrici del nostro sistema (in questo caso, l’Italia). Le forze motrici (driving forces) sono:
quelle forze fondamentali che portano cambiamento oppure movimento nei modi e nei percorsi che noi identifichiamo come eventi osservabili sottostanti del mondo. Una comprensione dell’intercorrelazione tra queste forze fornirà una visione della struttura sistemica del problema che stiamo considerando (van der Heijden et al. 2002, p. 282; cfr. Wright e Cains 2011, p. 30).
E’ bene che ciascun partecipante individui prima individualmente quelle che lui/lei ritiene siano le forze motrici del sistema e, successivamente, si confronti con gli altri. Gli incontri devono fare in modo che il discorso non si polarizzi attorno a un’idea dominante di un singolo individuo ma che tutte le forze motrici individuate dagli individui abbiano pari dignità e considerazione per quanto inusuali.
Nel nostro caso, son state individuate come forze motrici:
- i cambiamenti climatici e, in particolare, la siccità;
- disordini di natura geopolitica (anche con riguardo ai recenti fenomeni migratori di massa) o, addirittura, un eventuale conflitto in Europa;
- la politica italiana, la corruzione (sia amministrativa, sia politica) e la burocrazia;
- il debito pubblico;
- il progressivo invecchiamento della popolazione.
Fase 3
In questo particolare caso, non si è ritenuto di dover raggruppare le forze motrici, non essendo in numero eccessivo rispetto alla capacità della mente umana di considerare concetti (Wright e Cairns 2011, p. 33). In situazioni in cui, invece, sia necessario il raggruppamento (clustering), tali raggruppamenti andranno considerati come delle singole forze motrici nelle fasi successive.
Fase 4
Nella fase 4, vengono definiti gli esiti estremi di ciascuno raggruppamento o singola forza motrice. Nel caso del cambiamento climatico sono stati considerati come esiti estremi l’aumento dell’anidride carbonica a tassi non diversi da quelli odierni e l’uso di combustibili fossili agli stessi livelli attuali per successivi 40 anni. L’evento estremo opposto è, invece, la competa decarbonizzazione dell’economia mondiale e la totale scomparsa dei combustibili fossili.
Allo stesso modo, con riferimento alla seconda forza motrice, è stato preso in considerazione l’esito di una guerra che riguardi anche l’Italia da qui a 40 anni. Gli esiti estremo della terza forza motrice sono invece, da un lato, un inasprimento del sovranismo e il completo deterioramento dell’ordinamento democratico, una corruzione endemica e un eccesso di burocrazia. Dall’altro lato, si è considerato l’esito di una completa scomparsa di fenomeni corruttivi, un rinvigorimento dei principi e delle sensibilità democratiche del paese nonché delle sue strutture e uno snellimento completo delle procedure burocratiche e dei passaggi intermedi.
Parimenti è intuitivo determinare gli esiti estremi relativi alle forzi motrici 4 e 5, e cioè il debito pubblico e il progressivo invecchiamento della popolazione.
Fase 5
Nella fase 5, viene costruita la cosiddetta matrice influenza/incertezza nella quale, sempre tramite lavoro di gruppo coi partecipanti, vengono riportati una matrice con ascissa l’influenza e ordinata l’incertezza le varie forze motrici del sistema. Una volta definita, attraverso brainstorming, la posizione nella matrice per ciascuna forza motrice, vengono selezionate le due forze motrici che risultano avere sia la maggiore influenza sul sistema sia la maggiore incertezza sugli esiti. Tali due forze motrici saranno definite fattore A e fattore B. Gli eventi estremi di A saranno indicati con A1 e A2 e, allo stesso modo, gli eventi estremi di B saranno indicati come B1 e B2. Risulta chiaro che le combinazioni di eventi estremi di questi due soli fattori saranno 4 e, cioè, A1/B1, A1/B2, A2/B1 e A2/B2.
Nel nostro caso, sono stati rintracciati come fattori A e B le forze motrici 1 e 3.
Fase 6
Individuati i fattori A e B, vengono considerati unicamente i 4 scenari derivanti dagli esiti estremi di tali due fattori. All’interno di questi scenari, però, vengono riportati gli esiti estremi delle altre forze motrici seguendo un criterio pratico teso a “estremizzare” (cioè a peggiorare il più possibile o a migliorare il più possibile) ciascuno scenario (Wright e Cairns, 2011; pp. 39-40). Come detto nell’introduzione, gli scenari individuati non vanno considerati dei probabili futuri quanto piuttosto dei futuri estremi, da cui il concetto di “limiti di possibilità” (limits of possibility).
Fase 7
In questa fase, ciascuno scenario viene arricchito con un contesto e delle connotazioni sociopolitiche attraverso una discussione e un dibattito tra i partecipanti. In questa fase, al contrario delle prime fasi, un approccio da “avvocato del diavolo” è altamente raccomandato e il gruppo scettico dovrebbe avere la massima libertà di far valere le proprie opinioni (Wright e Cairns, 2011; p. 41).
Fase 8
L’ultima fase prevede che, per ciascuno dei quattro scenari, si crei una narrazione che immagini in modo realistico e verosimile come si giunga a quel determinato esito. Si ottengono come risultato quattro “storie di scenario” (scenario stories).
Considerazioni conclusive
Divagando dal nostro particolare caso di studio, gli scenari creati e le relative storie non sono da considerarsi fini a se stesse ma trovano applicazione soprattutto ai fini della valutazione di alcune decisioni e scelte in qualsiasi ambito; ad esempio, potrebbero benissimo applicarsi allo sviluppo di policies oppure nella valutazione di decisioni strategiche aziendali. In particolare, in ciascuno scenario andranno individuate opportunità e minacce e, successivamente, si valuteranno i punti di forza e di debolezza del sistema oppure organizzazione per ciascuno scenario futuro (Wright e Cairns, 2011; pp. 45-46).
Riferimenti
- Wright, G.; Cairns, G. (2011). Scenario Thinking – Practical Approaches to the Future (Chapter 2). Palgrave Macmillan. ISBN 978-0-230-27156-2.
- Monti, M. (2024). Demagonia – Dove porta la politica delle illusioni. Idee Solferino. I libri del Corriere della sera. ISSN 2612-3215.
- Gli effetti del superbonus 110% sull’economia e sul bilancio pubblico (2023). Osservatorio conti pubblici italiani.
- Def, debito oltre 3.000 miliardi di euro dal 2025. Giorgetti: «Puntiamo ad aggiustamento conti in 7 anni». Il Sole 24 Ore – 10 aprile 2024.
- Chi paga il conto del cambiamento climatico. Desk lavoce.info. Eco. Il mensile di economia diretto da Tito Boeri. Numero 3, aprile 2024, pagine 96-97. ISSN 9772785635302.

